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Abrogata la Legge 46/90: ecco il nuovo decreto Stampa E-mail
giovedì 20 marzo 2008

 Al 27 marzo 2008 viene ABROGATA la Legge n. 46 del 5 marzo 1990 e relativi decreti attuativi. Pubblicato il Decreto n. 37 del 22 gennaio 2008 che entra in vigore a fine mese e che la sostituisce integralmente. Decreto n. 37 del 22 gennaio 2008: abrogata la Legge 46/90.  Pubblicato in data 12/03/2008 sulla Gazzetta Ufficiale il nuovo Decreto, che così, alla data del 27 marzo 2008,  abroga quasi tutta la Legge 46/90 e relativo Decreto attuativo, ad eccezione degli articoli 8, 14 e 16, le cui sanzioni trovano applicazione in misura raddoppiata per le violazioni degli obblighi previsti dallo stesso regolamento di cui al primo periodo del presente comma." Si va dalla legge 46/90 al suo regolamento di attuazione (Dpr 447/91), fino a tutte le regole sugli impianti contenute nel Testo unico dell'edilizia, il Dpr 380/01.

Riportiamo alcuni punti importanti del nuovo testo : I requisiti tecnico-professionali sono stati così variati:- Nel caso di diploma o qualifica conseguita al termine di scuola secondaria del secondo ciclo, gli anni di inserimento alle dirette dipendenze di un impresa del settore, passano da uno a due;- Per chi ha conseguito titolo o attestato ai sensi della legislazione vigente in materia di formazione professionale, il periodo di inserimento passa da due a quattro;- Rimane, invece, invariato il periodo necessario per ottenere l’abilitazione, per chi ha svolto prestazioni lavorative alle dirette dipendenze di un’impresa abilitata nel ramo per cui si richiede l’abilitazione. Tale periodo è pari a tre anni escluso quello computato ai fini dell’apprendistato e quello svolto come operaio qualificato.Non viene menzionato in nessun caso l’obbligo di superamento di opportuno esame di abilitazione.Un’altra differenza sostanziale è rilevabile nelle prescrizioni riguardanti l’obbligo di progettazione degli impianti:- Per gli impianti per la distribuzione e l’utilizzo di gas combustibile, il limite di portata termica sopra il quale occorre redigere il progetto, è passato da 34,8 Kw a 50,0 Kw;resta invece invariato l’obbligo di progettazione per le canne fumarie collettive ramificate a servizio degli impianti di riscaldamento, di climatizzazione, di condizionamento e di refrigerazione di qualsiasi natura o specie.Riguardo alla realizzazione degli impianti ci preme sottolineare quanto segue:gli impianti realizzati in conformità alla norme di Enti di normalizzazione appartenenti agli Stati membri dell’Unione Europea o che sono parti contraenti dell’accordo sullo spazio economico europeo, si considerano eseguiti secondo la regola dell’arte. Il concetto di livello di sicurezza equivalente di cui all’art. 5 comma 5 del DPR 447/91 nel caso in cui non vengano seguite le norme tecniche UNI e CEI non trova più spazio nel nuovo decreto.Nell’articolo 7 viene introdotta la possibilità di sostituire la dichiarazione di conformità, quando questa non è stata prodotta a suo tempo, o non è più reperibile, da altra dichiarazione resa da un professionista iscritto all’albo professionale di competenza. Il soggetto in questione deve avere esercitato la professione per almeno cinque anni, nel settore impiantistico a cui si riferisce la dichiarazione. La documentazione sostitutiva, inoltre, dovrà essere redatta solo dopo opportuno sopralluogo ed accertamento.Nell’articolo 8 viene aggiunto tra gli obblighi del committente, quello di adottare le misure necessarie per conservare le caratteristiche di sicurezza degli impianti, così come indicato nelle normative vigenti in materia.
Si ribadisce, inoltre, la responsabilità delle aziende fornitrici o distributrici per le parti dell’impianto e delle relative componenti tecniche da loro installate o gestite.
Un’ulteriore differenza rispetto alla legislazione vigente riguarda gli allacciamenti di nuove forniture: gas, energia elettrica ed acqua.
In questi casi il committente è tenuto a consegnare al distributore o al venditore, entro 30 giorni dall’allacciamento, copia della dichiarazione di conformità dell’impianto, con esclusione dei relativi allegati tecnici. Tale documentazione dovrà essere presentata anche in caso di richiesta di aumento di potenza sull’impianto.
Per gli impianti a gas resta (ovviamente) operativa la consegna della documentazione tecnica PRIMA dell’attivazione della fornitura, così come prescritto nella deliberazione 40/04 e succ. mod. ed integr. dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas.

Al decreto sono allegati i nuovi modelli di dichiarazione di conformità degli impianti, rilasciati dall'installatore, di cui «fanno parte integrante la relazione contenente la tipologia dei materiali impiegati, nonché il progetto». Di per sé i due modelli (uno per l'impresa installatrice e uno per un tecnico esterno) non sono troppo differenti dall'unico vecchio.
Le vere novità sono due. La prima è che il cittadino deve consegnare all'azienda del gas, dell'energia elettrica o dell'acqua copia della dichiarazione di conformità dell'impianto al momento dell'allacciamento (obbligo già attivo, ma solo per il metano, ai sensi dell'articolo 16 della delibera n. 40 del 2004 dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas). La seconda novità sta nel fatto che per i vecchi impianti, in cui la dichiarazione di conformità prevista non sia stata prodotta o non sia più reperibile, anziché da un installatore la dichiarazione può essere compilata a posteriori da un professionista iscritto all'albo che abbia esercitato per almeno cinque anni nel settore di competenza. Tale documento sostitutivo diviene indispensabile in caso di compravendita dell'immobile, perché dovrebbe essere allegato dal venditore al rogito.
Il progetto è necessario per tutti gli impianti, esclusi ascensori e montacarichi (ma solo perché se ne occupano altre norme apposite). Ne vengono varati due tipi: uno semplificato, che può essere redatto dal responsabile tecnico dell'impresa installatrice, e uno più complesso, sottoscritto da un professionista iscritto agli albi professionali secondo le specifiche competenze tecniche.
Quello semplificato vede allegato un elaborato tecnico costituito almeno dallo schema dell'impianto da realizzare, eventualmente integrato dalla necessaria documentazione tecnica con le varianti introdotte in corso d'opera. Quello complesso è previsto per impianti di un certo rilievo. Per esempio quelli elettrici di potenza oltre i 6 Kw, quelli di riscaldamento con canne fumarie collettive ramificate (abbastanza comuni nei condomini), quelli con caldaie centralizzate che superano i 50 Kw di potenza (condomini medio-grandi), gli impianti antincendio che necessitano del Cpi (certificato di prevenzione), come i garage oltre i 9 posti auto o i locali che ospitano caldaie centralizzate a metano.
I progetti vanno depositati presso lo sportello unico per l'edilizia del Comune (se non esiste, è probabile che lo sostituisca l'Ufficio tecnico).L'articolo 9 riprende il dettato dell'articolo 115 del Testo unico dell'edilizia: per ottenere il certificato di agibilità di un immobile occorre sia la dichiarazione di conformità che il certificato di collaudo degli impianti installati.
Una novità è nel comma 3 dell'articolo 11: c'è un controllo incrociato delle Camere di commercio, cui giungono copia dei certificati di conformità, per vedere se l'impresa è iscritta ai registri. Inoltre l'articolo 12 impone che nel cartello informativo da apporre all'inizio dei lavori per la costruzione o ristrutturazione dell'edificio, l'impresa installatrice riporti i propri dati identificativi e il nome dell'eventuale progettista. Pare che il cartello non sia necessario quando si installa semplicemente un impianto e non si ristruttura l'edificio (è il caso, per esempio, della posa in opera di un'antenna Tv o satellitare).
Infine le sanzioni. Per uno svarione legislativo non sono abrogate quelle della legge 46/90 (raddoppiate dalla legge 17/07), ma se ne varano di nuove: da cento a mille euro per mancata dichiarazione di conformità, da mille a diecimila «con riferimento all'entità e complessità dell'impianto e al grado di pericolosità» per tutte le altre violazioni. Nulli i contratti stipulati da imprese non abilitate. 

 
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